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Arte e Mostre
  • Data
    Durata

    27 Ottobre 2016 - 08 Gennaio 2017

  • Luogo
    Dove

    Seravezza - Palazzo Mediceo

  • Contatti
    Contatti

    Telefono: 0584.757443 / 0584.756046

Memoria d'arte. Il simbolo e il messaggio

Dettagli

“Accendere una luce sulle opere di Guido Cagetti è stata un’esigenza vivace e spontanea, scattata all’unisono nelle menti dei familiari intenti ad aiutare la figlia Michela nello svuotare l’abitazione paterna.

Il ritrovamento di circa 1500 opere ha lasciato a bocca aperta tutti, amici e parenti.

Sapevano che Guido dipingeva con mano esperta e originale ciò che ricordava, osservava o provava interiormente, calibrando il colore come il poeta la parola; sapevano che i suoi quadri suscitavano intense emozioni persino in uno spettatore sprovveduto, ma non conoscevano affatto (eccetto, naturalmente, la figlia) la mole e l’articolazione della sua produzione: la maturazione di un'intera vita.

Immaginare il Palazzo Mediceo di Seravezza come prestigiosa sede della prima mostra retrospettiva dell’Autore è stato il pensiero immediatamente successivo: quel Palazzo Guido Cagetti lo aveva frequentato e amato fin da giovane quale nobile simbolo della “propria Terra”.

Al Piano Nobile del Palazzo sono esposte circa cento opere suddivise in otto consistenti tematiche: “Autoritratti”, “Il lavoro” , “Donne”, “Sacrificio 1944”, “Il Cristo”, “Sul territorio”, “Animali”, “Natura morta”, oltre alla sezione “Inchiostri e chine”.

L'insieme è arricchito da un catalogo con scritti istituzionali e testimonianze varie tra cui quella del critico d'arte Lodovico Gierut.

Nei quadri spicca la scelta cromatica che Cagetti abbina alle famose figure di donne forti dal timbro apuano, eredi degli antichi Liguri-Apuani (il Popolo delle Statue Stele…), ai cavatori, alle contadine e ai contadini, ai pescatori… Si tratta di dipinti luminosi nei rossi d’amore e di sacrificio, nei gialli-luce della preghiera genuina, nei blu della serenità, nei verdi, rassicuranti abitatori del regno vegetale, di quella natura che lui amava e conseguentemente rispettava. Parlano ancora, vivi, di un territorio olivato, marino e montuoso.

I suoi segni sono diventati uno scenario ben distinguibile, autonomo e non cancellabile, in cui ha concretato il tempo delle proprie stagioni.

Se pur d’imponente figura, più sensibile di quanto lo si potesse credere, Guido Cagetti era rimasto colpito dalle nefandezze naziste compiute anche in Versilia nell’ultimo conflitto mondiale. Il ciclo dedicato alle Vittime di Sant’Anna di Stazzema del 1944 meriterebbe, da solo, una mostra.

In lui sono ben visibili ferite lancinanti, dolori di singoli e di gruppi, la fede e l’amore espressi con l’intenzione sempre raggiunta di selezionare i valori che il raziocinio stesso ha voluto portare, levando alla materia il superfluo e usando l’essenza per concretizzare una autonoma “comunicazione””.

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BIOGRAFIA BREVE :

Guido, Giulio, Cesare Cagetti nasce a Seravezza il 17 luglio 1935. Vive tra Querceta, Firenze, Viareggio e Lucca.

Figlio del cavatore Cesare e della casalinga Mila Milea, sposa nel 1970 Carla Nesti, prematuramente scomparsa nel 1987, dalla quale nel 1972 ha la figlia Michela.

Dipendente della Provincia di Lucca come agente di Polizia Provinciale, ama la vita all'aria aperta e ciò lo porta a indagare con passione la natura. E' infatti un profondo conoscitore di erbe, piante e animali, con cui sembra vivere in simbiosi. Ama vivere con i suoi adorati cani.

Si diploma presso l’Istituto d’Arte di Massa e frequenta a Firenze il Magistero dell’Istituto d’Arte di Porta Romana e l’Accademia di Belle Arti, vincendo premi di varia natura. Allievo di Dazzi e Carrà, è il più giovane pittore del "Quarto Platano" di Forte dei Marmi. Dipinge per sé stesso e per le persone della ristretta cerchia di amicizie, definendo il suo uno "stile di materia".

Uomo dal carattere brillante, molto socievole ed estremamente colto, riesce a disquisire di qualsiasi argomento con la sua classica cadenza versiliese, lievemente ironica che nasconde in sé una tristezza e una malinconia derivanti dal suo passato. Il suo spirito goliardico non si affievolisce, comunque, neppure negli anni della maturità.

Dal 2010 la sua salute comincia a non essere più vigorosa come un tempo, ma in lui non viene meno la voglia di vivere e di realizzare opere d'arte. Impossibilitato a dipingere quadri, si dedica al disegno a carboncino su carta fino alla morte, avvenuta a Viareggio il 31 marzo 

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