Durata
22 Settembre 2012 - 30 Settembre 2012

opere pittoriche 2000-2012
ROMEO TANI
pittore
.jpg)
Nota biografica
Romeo Tani nasce a Lucca il 14 febbraio 1950, dove trascorre la sua infanzia sino al 1963. Si trasferisce con la famiglia in Versilia dove inizia i suo apprendistato nel restauro del legno. Nel 1969 decide di andare in Francia nei dintorni di Parigi, continuando il suo lavoro scoprendo ed applicando nuove tecniche di colore. Nel 1971 si forma la sua famiglia. Nel 1980 torna in Italia andando a vivere a Massarosa dove tutt’ oggi risiede. Scopre il mondo della pittura, dedicandoci gran parte del suo tempo.
Con questa sua prossima mostra allestita nell’elegante cornice delle Scuderie Granducali della Villa Medicea a Seravezza, la ricerca pittorica di Romeo Tani conosce un ulteriore, deciso avanzamento; arricchendosi d’un ancor più variegato sviluppo tematico e d’una ancor più efficace scioltezza espressiva. A partire da New York e dintorni, un’opera di grandi dimensioni, senza dubbio una delle più impegnative per invenzione e struttura, nonché sostenuta da un vivo contrappunto cromatico. L’opera che, oltre ad aprire la mostra e ad imporle il titolo, meglio coglie uno dei motivi prediletti da Tani: quel conflitto, talora persino insanabile, che sembra sempre più scavarsi fra civiltà e natura; e che trova nell’immagine convulsa della metropoli un suo drammatico emblema. A prima vista parrebbe un’immagine pulsante ed ariosa, festosa nei suoi colori, forse persino felice. Poi, studiandone i dettagli ed entrando nel vivo dei suoi significati, ci si accorge che non v’è collante che tenga assieme gli elementi che la compongono: le perfette geometrie degli imponenti edifici che sfidano il cielo, le strade brulicanti di traffico e d’insegne ed infine la ressa indistinta degli individui che le percorrono. Si direbbe che tutto sia importante fuorché la loro identità e lo scopo del loro affrettarsi. Storditi e sopraffatti come sono da questo pullulare ossessivo di luci e di messaggi.
E in una tale convulsione tutto appare come attirato “altrove”, in una miriade infinita di direzioni che mai coincidono fra di loro. Cosicché sembra che niente possa più esservi condiviso. Neppure il rigore d’una prospettiva che leghi ed affratelli questa selva fitta di grattacieli verso il cielo: v’è sì, ad accomunarli in questa loro celeste trasparenza ferro e vetro, una così minuta e luminosa calligrafia dei dettagli, mentre invece proprio per effetto di questa prospettiva sconvolta, ognuno di essi parrebbe come puntato verso un cielo differente; e come chi pressa ai suoi piedi, ognuno di essi dedito ad inseguire imvano la propria solitudine nel vuoto.
Non vale chiedersi se, in Tani, la singolarità d’una simile visione sia frutto d’istinto o della mediazione d’un più calibrato ragionamento. Poiché la sua seguita ad essere, per certi versi, una pittura “ingenua”, diretta e liberatrice. Vale a dire d’immaginazione e di getto. Necessitata da un’intima istanza espressiva, più che da una deliberata e distaccata decantazione formale. Da una sollecitazione psicologica che reclama risposte urgenti ai rovelli che hanno posto l’uomo ancor prima del pittore in conflitto con la realtà. Dal chiarirsi di un’esistenza che, proprio in virtù di questa mediazione pittorica, spera finalmente di giungere alla giustificazione d’una sua verità conciliatrice. Cosicché, anche quando Tani si muove al di fuori dai prediletti motivi d’immaginazione e direttamente attinge da molteplici paesaggi le sue visioni, esse sempre si caricano d’una forte impronta allegorica.
E proprio analizzando la persistenza o la mutazione di come tali componenti simboliche si snodano d’opera in opera, è stato possibile individuare il sotteso motivo conduttore unificante su cui l’intera mostra si regge. Essa è scandita, infatti, in tre parti che assembrano ed alternano contrapposte percezioni. Si parte da New York - Jazz e silenzio, ove tutta la concitazione del caos urbano sembra trovare il proprio corrispettivo musicale nelle misure sincopate del jazz e del rock e nell’evocazione dei loro miti. Con felice intuizione cromatica Tani sembra volercene contrassegnare le sonorità, passando attraverso calibrati e contrastivi registri di bianco-nero. Quello che segue: Per terre ed acque, è una sorta di viaggio pittorico attraverso luoghi reali (specialmente come quelli prediletti dal pittore e per di più legati al milieu massarosese). Oppure immaginati come possibili vie di fuga dalla banalità quotidiana, o ancora suscettibili di suggerire una qualche metafora sulla stessa condizione umana, come nella suggestiva Preghiera dell’olivo. In ogni caso, colpisce come essi sempre oscillino fra dimensione onirica e reale. Un' opera fra le più efficaci, quale Il giardino sul lago, condotta con certosina minuzia dei dettagli, suggerisce un’impressione di trasognata bellezza come se ci si stesse avventurando nell’incanto d’un mondo scomparso. L’ultima sezione invece, I fiori di Puccini, ci trasferisce nella mitopoiesi d’un paesaggio quale quello di Torre del Lago, così spesso coniugato dal genio musicale di Puccini tutto al femminile, e dove anche le sue eroine qui evocate pittoricamente rivelano una così stretta consonanza con fiori ed acque.
Pietrasanta, 9 settembre 2012.
Giuseppe Cordoni

